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Cinema Italia 2019: I film

 

MA COSA CI DICE IL CERVELLO

Regia di Ricardo Milani

Giovanna è una donna dimessa, addirittura noiosa, che si divide tra il lavoro al Ministero e gli impegni scolastici di sua figlia Martina. Dietro questa scialba facciata, Giovanna in realtà è un agente segreto, impegnato in pericolosissime missioni internazionali. In occasione di una rimpatriata tra vecchi compagni di liceo, i gloriosi "Fantastici 5", tra ricordi e risate, Giovanna ascolta le storie di ognuno e realizza che tutti, proprio come lei, sono costretti a subire quotidianamente piccole e grandi angherie al limite dell'assurdo. Con tutti i mezzi a sua disposizione e grazie ai più stravaganti travestimenti, darà vita a situazioni esilaranti che serviranno a riportare ordine nella sua vita e in quella delle persone a cui vuole bene.

Stavolta, forse più di altre, ci siamo guardati intorno e abbiamo raccontato. Perché in questa storia c’è veramente poco o niente di inventato. Acquisita ormai la realtà di un paese in cui per molti, fortunatamente non per tutti, non rispettare leggi e regole è diventato motivo di orgoglio, è vincente mettere in discussione le competenze, seminare il dubbio che medici, insegnanti, giudici e via così, di mestiere in mestiere, non siano mai all’altezza del proprio compito. E, soprattutto, con la convinzione di saperlo fare meglio. Un tarlo che ci pare stia rosicchiando le radici della convivenza civile. Attraverso il personaggio interpretato da Paola Cortellesi, e i suoi amici, il film vuol raccontare chi in questo paese fa questo tutti i giorni: nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali e in tutti luoghi dove si lavora, ridendoci sopra, con uno sguardo critico e autocritico sull’Italia.

Riccardo Milani

 

OVUNQUE PROTEGGIMI

Regia di Bonifacio Angius

Alessandro indossa la sua camicia porta fortuna, nera, luccicante, una bomba. Non li sente i suoi cinquant'anni. Come tutti i sabato notte, anche oggi farà mattina al Blu Star Disco. Ma quando all'alba, si vede rifiutare dalla madre duecento euro che gli servono per fare il gradasso con delle ragazzine, Alessandro perde la testa. Spacca i vetri delle finestre, rompe i vasi e, nella foga, si appende al parapetto del balcone minacciando di buttarsi giù. Anche per sua madre, questo è troppo: la donna chiama la polizia, e per Alessandro scatta il ricovero coatto. Dopo una vita sprecata davanti ad una slot-machine, a pontificare sbronzo dalla mattina presto, e sperare nella fortuna di un gratta e vinci, Alessandro non avrebbe mai immaginato che l'amore potesse tornare a fargli visita. In un reparto di psichiatria per giunta. Perché è qui che conosce Francesca ed è da qui che inizia la loro avventura, un road trip che svelerà tutte le loro fragilità ma anche il loro desiderio di normalità e comprensione.

Gli esseri umani raccontati in Ovunque proteggimi, Francesca e Alessandro, sono parte di me stesso. Alessandro, detentore di una passione che si allontana inesorabile, inconsapevole di essere già troppo deteriorato per poterla riacciuffare, ma ancora straripante di vita. Francesca, convinta di potersi salvare, scappando da una vita piena di macerie, defraudata di un figlio che ama più di sé stessa, ingannata da una società fasulla, cinica e moralista, sempre pronta a giudicare. Tutto nasce da situazioni e sentimenti vissuti in prima persona. E se i personaggi venissero sbrigativamente etichettati come marginali, allora affermo, con lucida sincerità, di essere marginale anch'io. Io sono lì, con loro, tanti, troppi, la maggioranza silenziosa che nessuno ascolta, che nella realtà è tutt'altro che marginale, anzi, è il vero cuore del mondo.

Bonifacio Angius

 

TROPPA GRAZIA

Regia di Gianni Zanasi

Lucia è una geometra che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra mille
difficoltà, economiche e sentimentali, il Comune le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Lucia nota che nelle mappe del Comune qualcosa non va, ma per paura di perdere l’incarico decide di non dire nulla. Il giorno dopo, mentre continua il suo lavoro, viene interrotta da quella che le sembra una giovane "profuga". Lucia le offre 5 euro e riprende a lavorare. Ma la sera, nella cucina di casa sua, la rivede all’improvviso, davanti a lei. La "profuga" la fissa e le dice: "Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa..."

Questo non è un film di tema religioso. Perché non è un film sulla capacità di credere in Dio oppure no. Ma è sulla capacità di credere ancora, nonostante il nostro non essere più bambini. Di sentire, di immaginare. La Madonna del film non è quella del racconto religioso, ma la Madonna di Lucia, semplicemente. L’espressione di quella capacità di credere che è propria dell’infanzia, che Lucia ha soffocato per tanto tempo e che torna da lei giustamente molto arrabbiata. Per impedirle di disfarsi completamente della sua parte vivente. Una Madonna che si fa portatrice di un implacabile e scomodissimo richiamo etico ed esistenziale, l’ultimo, che Lucia fa a sé stessa e alla sua vita: «Bisogna dire la verità Lucia, la vita è corta». Per questo amo Lucia, perché non capisce completamente ciò che le sta succedendo, perché anche se non se n’è ancora accorta, ha accettato di vivere la sua vita finalmente e fino in fondo e con tutto quello che comporta e costa. La fatica di ridare cittadinanza dentro di noi alla complessità dei sentimenti, al mistero imprevedibile del sentire quello che non c’è.

Gianni Zanasi

 

UN GIORNO ALL’IMPROVVISO

Regia di Ciro d’Emilio

Antonio ha diciassette anni e un sogno: essere un calciatore in una grande squadra. Vive in una piccola cittadina di una provincia campana, una terra in cui cavarsela non è sempre così facile. A rendere ancora più complessa la situazione c'è la bellissima Miriam, una madre dolce ma fortemente problematica che lui ama più di ogni altra persona al mondo. Inoltre Carlo, il padre di Antonio, li ha abbandonati quando lui era molto piccolo e Miriam è ossessionata dall'idea di ricostruire la sua famiglia. Per fortuna c'è il calcio e soprattutto i suoi amici: Stefano, il centravanti della squadra e Peppe, il fantasista, dalla battuta sempre pronta, perditempo per vocazione e con il fiuto per cacciarsi sempre nei guai. All'improvviso la vita sembra regalare ad Antonio e Miriam una vera occasione: un talent scout sta cercando delle giovani promesse da portare nella Primavera del Parma e quando lo vede giocare, Antonio in campo è una vera rivelazione. Ma ogni sogno ha un prezzo molto alto da pagare.

Quando ho deciso di realizzare Un giorno all’improvviso volevo una storia priva di compromessi, radicale, estrema. Raccontare il tema dell’abbandono dell’adolescenza attraverso una storia d’amore tra un figlio e una madre mi ha permesso di rendere tutto più concreto, visibile, tangibile. La scelta ardua è stata quella di abolire ogni possibile punto di vista diverso da quello del protagonista, Antonio. Attraverso la messa in scena e la scelta fotografica ho voluto estremizzare questo concetto lasciando i personaggi sempre in risalto rispetto all’ambiente che li circonda. Antonio e noi di conseguenza, viviamo e crediamo a tutto quello che accade e accettiamo tutto quello che gli (ci) succede, dimenticando quasi ogni volta che da soli è dura farcela senza prendere delle sonore batoste. Perché un giorno, all’improvviso, la vita ti si rovescia contro.

Ciro D’Emilio

 

UNA QUESTIONE PRIVATA

Regia di Paolo e Vittorio Taviani

“Over the rainbow” è il disco più amato da tre ragazzi nell’estate del ’43. S’incontrano nella villa estiva di Fulvia, adolescente e donna. I due ragazzi sono Milton e Giorgio, l’uno pensoso, riservato, l’altro bello ed estroverso. Amano Fulvia che gioca con i sentimenti di entrambi. Un anno dopo Milton, partigiano, si ritrova davanti alla villa ora chiusa. La custode lo riconosce e insinua un dubbio: Fulvia, forse, ha avuto una storia con Giorgio. Per Milton si ferma tutto, la lotta partigiana, le amicizie… Ossessionato dalla gelosia, vuole scoprire la verità. E corre attraverso le nebbie delle Langhe per trovare Giorgio, ma Giorgio è stato fatto prigioniero dai fascisti…

Paolo e Vittorio Taviani affrontano uno dei "testi sacri" della letteratura italiana, "Una questione privata" di Beppe Fenoglio, con il piglio autoriale che deriva loro da una lunga militanza cinematografica e da una conoscenza profonda della Seconda guerra mondiale e della lotta partigiana. È l'ultimo film diretto in coppia dai due fratelli, poiché Vittorio è deceduto pochi mesi dopo l'uscita del film.

Paolo e Vittorio Taviani

 

UNA STORIA SENZA NOME

Regia di Roberto Andò

Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive appartata con una madre eccentrica e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro. Un giorno, la donna, riceve un insolito regalo da uno sconosciuto: la trama di un film. Ma quel plot è pericoloso, la storia senza nome racconta infatti il misterioso furto - realmente avvenuto a Palermo nel 1969 - di un celebre quadro di Caravaggio, La Natività. Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco.

Una storia senza nome è un film sul cinema, un atto di fede, ironico e paradossale, sulle sue capacità di investigare la realtà e di trascenderla. Mi faceva piacere, in un momento in cui il cinema appare più fragile e marginale, raccontare una storia al cui centro ci fosse un film e il suo misterioso, imprescindibile, legame con la realtà. Con questo film avevo voglia di ritornare a un tono leggero e di ritrovare temi che mi accompagnano da sempre: il fascino dell’impostura, i sentimenti nascosti che aspettano il momento propizio per uscire allo scoperto, gli equivoci che fanno d’improvviso deragliare la vita lasciandone esplodere il lato comico e imprevisto. A chi mi chiede se il mio film è una commedia rispondo con una frase di Billy Wilder: “Quando sto per fare un film non lo classifico mai, aspetto l’anteprima, se il pubblico ride molto dico che è una commedia, altrimenti dico che è un film serio o un noir”.

Roberto Andò